Bruno Munari sosteneva che “il grande pittore dipinge l’insegna per il fornaio e un popolo civile vive in mezzo alla sua arte”.

 

Corriere della Calabria del 26 Settembre 2014

Alcuni passaggi dell’intervista rilasciata al Corriere della Calabria

L’elogio dell’immaginazione
Il primo libro è un elogio del sognatore, non trascurando i rischi che l’atto e l’arte di sognare portano con sé.
Questo secondo libro è un elogio dell’immaginazione. Ma anche in questo caso non se ne trascurano i rischi. C’è sempre bisogno di equilibro.
Lapo si ritrova a scuola e scopre che la capacità di immaginare si insegna, ma soprattutto si insegna ad usarla al meglio e a conservarla. I bambini hanno già molta immaginazione e fantasia, bisogna lasciar loro quel giusto margine, quello spazio per poterla usare al meglio.

Lasciare un segno
In “A scuola”, Lapo, il protagonista della storia, continua a lasciare il segno. Perché insegnare questo vuol dire, dal latino signum: segno. Ma lo fa insieme ai suoi piccoli alunni, scoprendo che la scuola è dentro e fuori le quattro mura di una classe, scoprendo insieme che l’immaginazione è un arte feconda, perché ci spinge a vedere il mondo con occhi diversi, immaginando ciò che non c’è, ma potrebbe esserci. Cercando pur sempre di non perdere di vista la concretezza della realtà, la materia prima, che è ugualmente bella. Questo scopriranno, insieme, Lapo e la sua classe.
Sullo sfondo, ancora una volta, la città, che non sarà più la stessa, dopo il loro allegro e rocambolesco passaggio.

L’idea di Arte Viva
È qualcosa che emerge sia nel primo che nel secondo libro. L’arte, inclusi i disegni e le illustrazioni, mi piacciono di più se mi ci imbatto per strada. Quando abitavo a Torino era piuttosto ricorrente imbattermi in mostre di quadri e di fotografie allestite per strada. Me ne ricordo una in piazza San Carlo e un’altra in corso Lagrange. Senza parlare di come mi affascinava la storia della casa editrice Einaudi allestita sotto i portici di via Po. C’era una magia particolare in quelle mostre, soprattutto di notte.
È consuetudine racchiudere i quadri in cornici e le parole nel libri, ma a volte è bello se tutto esce fuori, con un pizzico di magia, e la città diventi una grande tela o una  pagina enorme.
In un mondo sempre più codificato e settorializzato, in cui molto resta rinchiuso in canoni e mezzi (media), quest’opera di liberazione credo sia catartica, importante. Per grandi e piccoli.
Munari sosteneva infatti che “il grande pittore dipinge l’insegna per il fornaio e un popolo civile vive in mezzo alla sua arte”.

Ci sarà nel finale una porta aperta per una continuazione?
Forse sì. Ma molto dipenderà da come la storia verrà accolta dai bambini, da come stuzzicherà la loro fantasia, dalle reazioni che avranno. La domanda “Quale sarà la prossima avventura di Lapo?” potrebbe essere lo spunto per continuare.

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