Un video realizzato da LaMorfa Lab prendendo ispirazione dal gioco di parole contenuto nel libro “Storia di una matita” (Rizzoli), uno spunto per entrare ancora di più nel mondo della pittura e far conoscere ai bambini i grandi maestri dell’arte.

Ecco l’estratto completo dal libro:

Paragrafo 17 (Pagina 80)

Il magnate si era avvicinato così tanto alla finestra che il suo fiato aveva fatto appannare il vetro. Si girò, fece due passi e si lasciò cadere sulla sua poltrona, premendo il pulsante del citofono interno.
“Segretaria! Mi chiami i migliori produttori che abbiamo.”
“Sì, signore!”
Pochi minuti e il magnate aveva intorno a sé una decina di persone.
“Ah! Non c’è niente di meglio che svegliarsi la mattina pieno di energie. Oggi è proprio una bellissima giornata. Che ore sono?”
“Le dieci in punto!”, gli fu risposto.
“Voglio che voi guardiate là fuori, così potete rendervi conto dello spettacolo, della bellezza di ciò che sta per succedere…”
Tutti si avvicinarono con cautela all’enorme finestra, si ripararono gli occhi dal sole e cercarono di trovare qualcosa che aveva spinto il magnate a convocarli tutti insieme.
Cercarono la linea dell’orizzonte, ma non la trovarono, c’erano troppi palazzi. Guardavano le nuvole, un aereo che passava in quel momento, ma non dissero nulla.
“Giù! Abbassate la testa!”, fece il magnate con convinzione.
Solo in quel momento videro Lapo che stava facendo un disegno sull’enorme superficie bianca della piazza.
“Pochi minuti e quello che vedrete sarà un capolavoro!”
Nel dirlo, il magnate quasi si commuoveva e ripensava a quando era bambino e non vedeva nient’altro che alberi e fieno.
“Effettivamente…”
“Niente male…”
“Ma chi è?”
A poco a poco, dalle bocche degli ideatori di programmi, uscirono delle timide considerazioni.
“Ma quale effettivamente e niente male! Quello è un grande artista. Un talento. Allora, voglio che venga fatto un programma su di lui e che vada in onda ogni giorno. Inventatevi qualcosa! Che so? Una presentazione, riprendetelo mentre disegna. Se fa il timido, riprendetelo di nascosto… insomma, vi do un’ora per pensarci… qualcosa sull’arte, che sia anche un po’ educativo, ma senza esagerare. Deve colpire! A dopo!”
Di gran fretta, gli ideatori di programmi si spostarono dall’ufficio del loro capo alla grande sala riunioni.
Con una certa ansia, si misero intorno a un tavolo e, chi in piedi, chi seduto, chi facendo nervosamente avanti e indietro, iniziarono a pensare a un’idea. Avevano solo un’ora di tempo!
“Che lavoraccio! Non ne posso più!”, confessò uno di loro.
Un altro sudava e si masticava fra i denti una gomma.
Una signorina ben vestita, considerata nell’ambiente una delle più talentuose ideatrici di programma, masticava e rimasticava nervosamente una matita che teneva fra due dita.
Alla fine fu proprio lei a partorire l’idea che presentarono al capo:
“Allora, avremmo pensato a un inizio divertente, spumeggiante, con una sigla rocambolesca e un gioco di parole sull’arte…”
“Sentiamo!”, disse il magnate, assumendo un’espressione che agli ideatori faceva tremare le gambe. Era la posizione che assumeva quando doveva valutare un’idea: gomiti poggiati sulle braccia della poltrona, mani aperte sulle guance, occhi e orecchie lanciati verso chi parla.
“Sentiamo cosa?”, fece timidamente la donna.
“Il gioco di parole, no?”
“Ma scusi, qui ci vorrebbe un attore o un’attrice, sì, insomma, qualcuno che abbia una voce bella, con una dizione chiara e un tono squillante…”
“Poco importa! Fammi sentire questo gioco di parole!”
Molto timidamente, la signorina si schiarì la voce e con un foglio in mano recitò una specie di scioglilingua.

“Se non vi piace il rumore, tappatevi le orecchie, perché qui di sicuro si farà un gran Picasso, evitando però di calpestare il Pratesi. Dalì c’è una visione splendida. Mirò il dito su quel personaggio così alto e Magritte, e poi quell’altro pennuto da sembrare un Pollock, lanciando un Dada a sei facce a quella ragazza con due Boccioni così, poi si rese conto che gli puzzava la Capucci e pensò di doversi fare un Duchamp, ma adesso Basquiat!”

“Non ho capito quasi nulla, a parte che c’è una ragazza con delle belle curve e un tipo alto e magro come me, ma non suonava male. Andiamo avanti…”, disse il magnate.
La signorina sorrise per un momento e riprese fiato.
“Pensavamo di iniziare con un primissimo piano dell’artista che si alterna con il racconto della sua vita e la storia dei suoi disegni…”
La signorina andò avanti per una decina di minuti. Il magnate sembrava soddisfatto e, mentre ascoltava, non riusciva a togliere gli occhi dal disegno che, giù nella piazza, stava facendo Lapo e che ormai era quasi finito.
“Va bene… va bene… partiamo fra una settimana…”, disse il capo.
“Beh, ci sarebbe un’ultima cosa…”
“Sarebbe?”
“Bisogna fargli firmare il contratto!”
“Non ti preoccupare, ci parlo io, questo non sarà un problema!”

Storia di una matita - Libro

I Libri

Annunci