Ecco alcuni dei dialoghi più spiazzanti e divertenti avuti con i bambini negli ultimi anni. Una parte li ritroverete nel libro “Il mio segno particolare”, edito da Rizzoli, dove le domande e i pensieri dei bambini introducono ogni capitolo, a dimostrare quanto sia importante per me il confronto con loro, dentro e fuori la scuola. La cosa più bella che mi è stata detta è stata sicuramente questa: “Hai nella penna il sole!” 

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Leggendo un paragrafo di “Storia di una matita” concludo con la frase “Ma la città era ormai piena di ghirigori…”
Poi, vedendo delle facce un po’ perplesse, chiedo:
“Qualcuno sa cosa sono i ghirigori?”
Un bambino si alza di scatto e grida: “Io sì! I calci ghirigori!”
Piccola curiosità: questo episodio l’ho poi inserito nel libro “Storia di una matita. A scuola”

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Bianca è una bambina simpatica, sicura di sé e geniale, dalla risposta mai banale:
Bianca: “Sai, sto scrivendo un romanzo da otto anni”
Io: “Quanti anni hai?”
B: “Otto. L’ho pensato quando ero nella pancia”
Io: “Bello!”
B: “E tu? Cosa hai fatto mentre eri nella pancia?”

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Io: “Scrivere mi aiuta a comprendere meglio la realtà e quello che mi capita. Mi fa sentire vivo. E poi mi piace il Tip! Tip! Tap! della tastiera”
Chiara: “Qual è il tuo segno preferito?”
Io: “Intendi tra quelli zodiacali?”
Chiara, sorridendo: “No! Voglio dire i segni della punteggiatura. Tipo il punto esclamativo o i puntini sospensivi.”
Io: “Wow! Nessuno mi aveva mai fatto questa domanda. Fammi pensare. Forse il punto interrogativo. Mi piacciono più le domande che le risposte. E il tuo?”
Chiara: “La virgola”
Io: “E come mai?”
Chiara: “Perché è come una pausa, un respiro profondo. Ti fermi e poi riparti.”

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Io: “Cos’è l’immaginazione, secondo voi?”
Tante mani alzate.
Io: “Daniele, inizia tu!”
Daniele: “È quando smetti di pesare al mondo esterno.”
Maestra: “Forse ti sei mangiato una n. Volevi dire pensare?”
Daniele: “No, volevo dire proprio pesare.”

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Memet: “Cosa hai studiato all’università?”
Io: “Scienze Politiche”
Memet, con convinzione e un tono serio: “Io studierò la pascienza.”
Io: “Che cos’è? Non ne ho mai sentito parlare. Ha a che vedere con la pazienza?”
Memet: “Sì! Ma in realtà la pascienza vuol dire scienza della pace!”

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Un bambino di Neviano, dopo una breve chiacchierata, scrive questo.

bambino neviano

Mentre a Cosenza Valentina della 4B mi chiede: “Ma tu scrivi con amore o con fatica?”
Spesso mi pongono domande sulle emozioni che provo mentre scrivo. Difficile spiegare che a volte l’amore è anche fatica. Ci provo raccontando il mio amore per la bicicletta. Che è anche fatica. E ogni pedalata è un metro in avanti. Più si fa fatica, più la bicicletta ti porta lontano, ti fa viaggiare. E, di conseguenza, cresce l’amore.

Lapo in città

Durante il gioco La piazza che vorrei, in cui i bambini, divisi in gruppi, disegnano su un grande foglio bianco tutto quello che vorrebbero trovare in una piazza, vedo un bambino che rimane pensieroso a fissare il foglio.
– Non mi viene niente – mi dice.
– Allora scrivi in un angolo della piazza i nomi di tutta la classe.
Il bambino inizia a scrivere i nomi, incasellati in dei rettangoli che mi ricordano i mattoncini che compongono alcune piazze. Allora dico:
– Sai che da qualche parte nel mondo si costruiscono le piazze con un piccolo contributo volontario delle persone. Facciamo che io metto 10 euro e contribuisco a comprare uno dei 1000 mattoncini che servono per costruire la piazza. Su quel mattone ci sarà scritto il mio nome e la piazza sarà una piazza piena di nomi, oltre che di panchine, aiuole, fiori e giochi. Saranno tutti i nomi delle persone che hanno reso possibile la costruzione di quel luogo di incontri.
– Sì, ho capito, qui da noi si fa con le statue, vedo sempre dei nomi sotto le statue.
– Uhm… è vero – dico – ma mi sa che, in questo caso, il funzionamento è diverso.
Però sorridendo mi sono lasciato affascinare dall’idea di Garibaldi che, alla fine della sua vita, dice: “Vi lascio un piccolo contributo. In cambio, ma costruitemi tante statue! Mi raccomando…”

trilogia storia di una matita

Alcun pensieri dei bambini, che mi hanno detto e scritto, e che mi sono piaciuti:

“Sei stato gentile ad aver scritto il libro” V.
“Grazie per lasciarci questa fantasia” P.
“Hai nella penna il sole!” F.

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Le interviste:

Con i bambini – https://micheledignazio.org/2016/10/12/con-i-bambini/

Ogni Cosa è illuminatahttps://micheledignazio.org/2018/08/22/ogni-cosa-e-illuminata/

storia di una matita - michele d'ignazio

Una possibile continuazione della storia: Stella paracadutata dall’ultimo piano del grattacielo, dove sta l’ufficio del magnate!

disegni

Il gioco con i cartelli è molto divertente da fare con i bambini. Lapo, andando avanti e indietro per le vie della città, rischia di modificare la segnaletica stradale. Allora immaginiamo qualche piccolo-grande cambiamento dei nostri cartelli!
E, modificando, si apprende il vero significato della segnaletica.

matita3 - Copia

Durante il gioco Lapo sognava di fare il disegnatore e si è trasformato in una matita, io invece mi trasformerei in…
Una bambina di 8 anni mi fa:
– Io mi trasformerei in un martello, ma non un martello normale, quello che usano i giudici per le sentenze, perché io da grande voglio fare il giudice e mandare Berlusconi in galera, se è ancora vivo…